Le icone del design

Le icone del design
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Il design è il cuore pulsante di ogni architetto d’interni ma anche un campo d’attrazione per tutti coloro che, pur non essendo addetti del settore, cedono al fascino di oggetti, tessuti, forme, volumi e colori.
Coniato per esprimere il processo industriale di realizzazione in serie, il termine esprime, più in senso lato, il progetto di un designer che intende, con il suo prodotto, risolvere un’esigenza coniugando funzionalità, ergonomia ed estetica.
Imperdibile e d’interesse collettivo, è il “Salone Internazionale del Mobile” di Milano: appuntamento che ricorre ogni anno in primavera e che, insieme al Fuorisalone, si propone di anticipare le tendenze nell’ambito della casa e dell’arredamento, condividere concept e prototipi, presentare studi sulle nuove tecnologie e materiali, offrire esercizi di stile e performance di designer famosi ed emergenti, sancire le nuove icone del design.

Perché alcuni oggetti sono meteore, espressioni di un dato periodo storico; altri, sono eterni.
Serie UP di Gaetano Pesce, 1969

Espressione del Radical Design, la serie si compone di sette diversi modelli di sedute in varie dimensioni, caratterizzate da uno straordinario impatto visivo.
Tra tutte la più celebre è la poltrona Up5, abbinata al pouf Up6, concepita come metafora della "donna con la palla al piede".
La forma avvolgente della seduta e dello schienale sembra modellarsi intorno al corpo, cercando una totale integrazione.
Hang It All di Charles e Ray Eames, 1953

Concepito per incoraggiare i bambini ad appendere le loro cose, ha conquistato anche gli adulti: composto da sfere in legno dai colori vivaci è l'ideale per appendere letteralmente tutto.
 L'appendiabiti dal gusto pop ideato nel 1953 dagli Eames è oggi proposto da Vitra in diverse varianti cromatiche.
Parentesi di Pio Manzù e Achille Castiglioni, 1970

Parentesi è una lampada dal fascino evergreen. Il segreto risiede nella sua estetica minimal e nella sua estrema versatilità che la rendono adatta ad ogni contesto. Pochissimi gli elementi: un cavetto metallico agganciato al soffitto mantenuto in tensione da una base cilindrica che funge da contrappeso. Libero di scorrere in verticale sul cavo, un tubo in acciaio sagomato supporta un semplicissimo bulbo e rende possibili infinite regolazioni della luce. Usate in coppia, suggeriscono un’immagine ironica.
Eclisse di Vico Magistretti, 1965

Vincitrice del Compasso d'oro nel 1967, ed un classico del design italiano: un oggetto dalle forme semplici ispirato alle lanterne cieche dei minatori o dei ladri, come sottolineò lo stesso designer ispirato dalla lanterna-protagonista dei Miserabili.
È composta da 3 & "semifere" : la base, la calotta esterna fissa e la calotta interna mobile che, con la rotazione manuale, permette di regolare il flusso luminoso rievocando un'eclisse di luna.
Per regolare la mezza sfera girevole è quasi impossibile non scottarsi i polpastrelli. Magistretti, con ironia, sosteneva che con la sua invenzione aveva bruciato le dita di tre generazioni di architetti.
Eames Plastic Side Chair di Charles e Ray Eames, 1950

Linea di sedute, disponibili sia per l'ambiente domestico sia per l'office, è conosciuta in primis per la sedia realizzata in polipropilene ed è trattata con degli additivi speciali per rallentare il processo di scoloritura dovuto ai raggi UV.
Le gambe sono disponibili in finitura cromata, verniciate in grigio o in acero o su supporto girevole regolabile in altezza, disponibile con rotelle diverse per le superfici morbide o per quelle dure.
Eames Plastic può essere impilata o richiesta con aggancio laterale per bloccarla lateralmente ad un'altra sedia ed è disponibile in più colori.
Barcelona chair di Ludwig Mies van der Rohe, 1953

Universalmente nota, la Barcelona Chair è stata realizzata da Knoll International nel 1953 secondo le indicazioni originali fornite direttamente dal suo ideatore. Creata per celebrare la nuova estetica razionalista, deve il suo nome all'architettura per cui è nata: il padiglione realizzato a Barcellona per l'esposizione universale del 1929.
Per molti più che una sedia è un oggetto di culto, curato in ogni dettaglio costruttivo. A iniziare dalla struttura lucidata a mano per ottenere l'effetto a specchio fino ai cuscini in pelle tagliati e cuciti artigianalmente; le cinghie utilizzate per il supporto dei cuscini sono rivestite con la stessa pelle utilizzata per il rivestimento delle imbottiture.
Per facilitarne la produzione e renderla un arredo seriale, Van der Rohe l'ha ridisegnata nel 1950 rivedendo leggermente il modello originale.
Libreria Carlton di Ettore Sottsass e del collettivo Memphis, 1981

Oggetto simbolo dell’intera produzione del gruppo Memphis, nato nel 1981 da un’idea di Sottsass, Radice e De Lucchi, la libreria Carlton ha forma vagamente antropomorfa, poiché richiama l’immagine di un uomo con le braccia sollevate e le gambe aperte, può essere usato come libreria o anche come parete divisoria.
Dai colori sgargianti, tipici del gruppo e del movimento Neomodern, la Carlton è una costruzione di forme geometriche colorate e accatastate l’una sull’altra, come un gioco, a metà strada tra un totem e un video game.
Realizzata con laminati, Carlton è “una risposta ludica alla necessità di avere forme solide e godibili: un modo per raccordare, non senza ironia, il sacro e il profano, la storia e l’attualità, l’archetipo e le sue manifestazioni“.
Mae West di Salvador Dalì, 1930

Il divano Mae West è un'opera d'arte surreale creata da Dalí negli anni '30 e caratterizzata dalla particolare forma sinuosa delle labbra femminili nel colore colore rosso rubino che pare appartenessero all’attrice statunitense Mae West.
Icona della sensualità, dai contenuti esotici e scioccanti, è un’opera artistica, una scultura che unisce l’arte all’arredamento.
Dalí disse che il suo divano-labbra non nasceva per essere usato come divano ma per diventare un oggetto simbolo. Pop, sensuale e provocatorio, un’icona indiscussa del design, il divano Mae West è stato reinterpretato da designer e aziende di tutto il mondo; si distingue il sofà Bocca di Gufram, versione degli architetti dello Studio 65: seduta e schienale in poliuretano espanso schiumato a freddo a portanza differenziata, rivestimento in soffice tessuto elasticizzato.
LC4 di LeCorbusier,
Pierre Jeanneret e Charlotte Perriand, 1965


Disegnata nel 1928 e resa celebre dal 1965 da Cassina, LC4 è la chaise longue per antonomasia, una “vera macchina per riposare”.
Grazie alla corrispondenza fra forma e funzione del riposo, in un equilibrio perfetto fra purezza geometrica e corporeità, sintetizza la forma del relax e nasce dalla volontà dei tre progettisti di mettere l’uomo al centro dell’attenzione. Realizzata in tubolare metallico, è espressione di ergonomia e comodità:
la stabilità della culla, per qualsiasi angolo di inclinazione, è assicurata dall’attrito con tubi di gomma che rivestono i traversi del piedistallo.
Juicy Salif di Philippe Starck, 1988

Juicy Salif  è lo spremiagrumi più famoso nella storia del design: un oggetto-simbolo riconoscibile al primo sguardo dal carattere scultoreo. Nato dallo scarabocchio fatto su una tovaglietta di carta, deve la sua paternità a Philippe Starck ispirato da un piatto di calamari, mentre attende il pranzo.
Prodotto da Alessi nel 1990, è realizzato in alluminio pressofuso e lucidato, ha un corpo centrale a forma di goccia rovesciata e da tre gambe poste ad una distanza radiale di 120° l'una dall'altra; non è dotato di un contenitore: il liquido viene raccolto direttamente dal bicchiere.

Fonte immagini: internet