Design: nome, femminile, singolare

Design: nome, femminile, singolare
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Sebbene le civiltà, succedutesi nelle più svariate aree geografiche del globo, abbiano da sempre assegnato al mondo femminile attributi poco affidabili, dispregiativi o comunque ambigui, la storia dell’umanità è, al contrario, a testimoniare come a quello vada riconosciuto un contributo particolarmente significativo nell’evoluzione di molte discipline.

Talmente fondamentale da confutare il ruolo secondario che certe ricostruzioni discriminatorie, spinte da motivazioni politiche, sociali e religiose, le hanno rifilato e dunque in grado di ribaltarne l’impatto nella produzione complessiva, senza distinzione di genere.
L’architettura e il design sono due ambiti nei quali la figura femminile ha donato molte eccellenze, frutto della felice sintesi tra intuizione, sensibilità, creatività e pragmaticità; ne derivano tangibili elaborati quali edifici, sculture e complementi d’arredo che emergono per i caratteri originali di ergonomia, funzionalità ed estetica.

Tra le molteplici professioniste che hanno lasciato nella storia un segno indelebile con il loro operato, se ne distinguono cinque quali espressione di un passato e di un presente da queste rivoluzionati straordinariamente.
Gae Aulenti
(1927-2012)

Friulana ma milanese d’adozione, allieva di Richard Rogers, è celebrata come la più importante progettista italiana del dopoguerra.
Ha proiettato nelle sue opere il credo che un prodotto non possa prescindere dalla tradizione storica e dalle potenzialità del contesto nel quale quella si colloca.

Manifesta un approccio intellettuale e insieme sperimentale, fatto di un’estenuante ricerca di natura letteraria, artistica, storica, musicale funzionale all’ideazione di un progetto che coniughi decorazione e struttura, modernità e tradizione.

“Gli edifici non sono intelligenti, sono progettati intelligentemente.”
Niki de Saint Phalle
(1930-2002)

Francese ribelle e inquieta, è stata un’artista poliedrica dalla produzione ricca delle contraddizioni della sua personalità, complessa e a tratti deviata.
Le Nanas, dinamiche figure a grandezza sovradimensionata e intrise di riferimenti sessuali, sono l’esempio più esplicativo e polemico del suo stile onirico.
Il tripudio di colori sgargianti e l’uso dei materiali più disparati, dal cemento alle maioliche al vetro, sono la firma inconfondibile del suo immaginario grottescamente pop nel quale mitologia, folklore e antropologia si fondono insieme.

“Cercavo un’unità interiore che non ho trovato se non nel lavoro.”
Zaha Hadid
(1950-2016)

Irachena, laureata in matematica e in architettura, vincitrice del Pritzer Prize nel 2004, è acclamata come archistar di fama internazionale.

Visionaria, ha realizzato a partire dagli anni Settanta, edifici frammentati nei quali l’astrazione codifica un linguaggio de-costruttivista, al confine tra arte e design.
Si avvale di avanzate tecnologie per sintetizzare sistemi complessi che integrano la topografia naturale del territorio a segni fluidi e forme geometricamente avulse in grado di disegnare paesaggi urbani nuovi e skyline futuristici.

“Si possono fare grandi esperienze spaziali, ma una cosa che non è cambiata è che abbiamo a che fare con la gravità. Stiamo con i piedi per terra.”
Odile Decq
(1955)

Francese, specializzata in urbanistica, membro dell’Accademia di architettura francese e cavaliere della Legion d’Onore, sviluppa con il collega Cornette uno stile dinamico e ispirato all’high tech.

La sua metodologia progettuale è essenzialmente intuitiva sebbene risenta di un’importante fase di analisi attiva anche nella fase di costruzione.

L’involucro, il rapporto interno/esterno, i toni saturi e accesi sono temi caldi alla base di progetti contemporanei e “forti” dal twist rock.

“Descrivo il mio cervello come un grande scaffale dove i libri sono tutti in disordine. La mente è così impressionante da riportare connessioni inattese.”
Patricia Urquiola
(1961)

Spagnola, assistente di Achille Castiglioni, vanta nel suo percorso universitario e lavorativo un’importante influenza del design italiano.

Vincitrice del Wallpaper Design Award e del Chicago Athenaeum Good Design Award, si è affermata nel panorama internazionale per l’ideazione e la realizzazione di manufatti dal design sorprendente che coniugano l’aspetto ludico-estetico a quello funzionale, destinati alle più famose aziende italiane, e per lo sviluppo di progetti d’interior innovativi per showroom e ristoranti.

“Mi piacciono gli spazi aperti e il salotto è la stanza che prediligo. Mi piace perché è il luogo dove avvengono le relazioni, dove si comunicano le notizie, dove si discute con i propri cari e con gli amici.”

Fonte immagini: internet